Canottaggio: uno sport completo, elegante, efficace e quasi totalmente ignorato dalla cultura fitness contemporanea. Per molti è uno sport che compare solo durante le Olimpiadi, confuso con la canoa o percepito come qualcosa di elitario, buono solo per i college inglesi e americani. Insomma, non è cool per l'estetica contemporanea. Eppure il canottaggio non ha bisogno di reinventarsi in versione HIIT, non cerca validazione su TikTok e non ha lanciato una app per misurare i progressi. Esiste da secoli, funziona, ed è probabilmente una delle attività fisiche più complete che si possano praticare. Allena forza, resistenza, coordinazione e concentrazione mentale, con un impatto ridotto sulle articolazioni rispetto ad altri sport endurance. E poi c’è un aspetto più difficile da quantificare. Il canottaggio ha qualcosa di profondamente contemplativo: si pratica sull’acqua, nel silenzio, o quasi, seguendo un ritmo continuo che obbliga il corpo e la mente a sincronizzarsi. E' pura mindfulness.
Cos'è, esattamente il canottaggio
Il canottaggio è uno sport di propulsione su imbarcazione a forza umana. Il rematore è seduto su un seggiolino scorrevole, tiene i piedi bloccati su apposite pedane e muove uno o due remi per spingere la barca in avanti. La direzione di marcia è quella opposta al senso di corsa — si va di schiena, in sostanza, il che aggiunge una certa componente filosofica all'attività. Esistono due discipline principali: il canottaggio vero e proprio, dove si usano due remi (uno per mano, detti «remi di coppia»). Le imbarcazioni variano dal singolo al doppio, al quattro, all'otto con timoniere: quest'ultimo è lo stesso mezzo che vedi alle Olimpiadi quando squadre di atleti sincronizzati sembrano sfidare le leggi della fisica lacustre.
L'elemento tecnico che rende il canottaggio quello che è - e che lo distingue da qualsiasi altra forma di voga - è il seggiolino scorrevole su rotaie. I piedi sono bloccati su una pedana fissa; il sedile, invece, scorre avanti e indietro su binari metallici seguendo il movimento delle gambe. Questo significa che ogni colpo di remo inizia con una flessione completa delle gambe - ginocchia al petto, tibia quasi verticale - e si conclude con una distensione potente che trasferisce tutta la forza del corpo attraverso il core fino alle braccia e ai remi. Non si tira con le braccia: si spinge con le gambe, e le braccia seguono. Chi sale su una barca aspettandosi un allenamento per le braccia scopre, con una certa sorpresa, che dopo venti minuti sono i quadricipiti a bruciare.
Perché fa bene (davvero molto bene)
Il canottaggio è uno di quegli sport rari che riesce a essere, contemporaneamente, allenamento cardiovascolare, di forza e di coordinazione. Si stima che un'ora di vogata intensa bruci tra le 500 e le 800 calorie, a seconda dell'intensità e del peso corporeo. Sono numeri paragonabili alla corsa, ma con un impatto articolare decisamente più mitigato.
Tra i muscoli coinvolti dalla vogatura ci sono quasi tutti: gambe (quadricipiti, femorali, glutei), core (addominali, lombari, obliqui) e parte alta del corpo (dorsali, bicipiti, spalle, trapezi). La proporzione è indicativamente 60% gambe, 20% core, 20% braccia: chiunque si aspetti di sviluppare solo i bicipiti resterà sorpreso di quanto le gambe brucino dopo venti minuti in barca. Il gesto tecnico corretto prevede che la spinta parta dai piedi e si trasferisca attraverso il corpo fino ai remi: una catena cinetica completa, non un esercizio isolato. Sul fronte mentale, poi, il canottaggio offre qualcosa che il tapis roulant non potrà mai darti: il contatto con l'acqua, la lettura delle correnti, la concentrazione sul ritmo. È una forma discreta di mindfulness muscolare.
A chi è adatto il canottaggio
Quasi a tutti. Davvero. Il canottaggio è uno sport accessibile a partire dai dieci anni (le categorie giovanili sono molto attive nei club italiani) e praticabile fino a età avanzata, grazie al basso impatto sulle articolazioni. È ideale per chi ha avuto infortuni alle ginocchia o alle anche e cerca un'alternativa alla corsa che non sacrifichi l'intensità aerobica; vuole uno sport completo senza dover dividere la propria settimana tra sala pesi e palestra cardio; ama gli ambienti naturali e sente che il cemento di una box crossfit ha smesso di dargli qualcosa; cerca un'attività sociale con i club remieri che sono luoghi con una cultura sportiva autentica, lontanissima dall'estetica performativa della gym beauty. Le donne, vale la pena dirlo esplicitamente, trovano nel canottaggio uno sport particolarmente equilibrato: non sovraccarica le spalle in modo asimmetrico, allena il core in profondità e non richiede una massa muscolare di partenza.
A chi è meno adatto
Onestà vuole che si dica anche questo. Il canottaggio presenta alcune controindicazioni o semplicemente situazioni in cui non è la scelta giusta. Chi soffre di lombalgia cronica acuta dovrebbe procedere con cautela: il gesto tecnico, se eseguito male, può sovraccaricare la zona lombare. Paradossalmente, eseguito bene, il canottaggio rafforza proprio quella zona, ma il «bene» richiede un istruttore e del tempo per imparare. Chi ha fretta di vedere risultati estetici in sei settimane probabilmente si annoierà: il canottaggio è uno sport che richiede apprendimento tecnico, pazienza e progressione. Non è una scorciatoia, è un percorso. Chi non ha accesso a un corso d'acqua e non è disposto a usare un vogatore (erg) al chiuso potrebbe avere difficoltà logistiche non banali. Parliamoci chiaro: non è come andare a correre fuori dalla porta di casa.
Come praticarlo (e sì, anche nelle città)
Il modo corretto per iniziare è affidarsi a un club remiero federale. La Federazione Italiana Canottaggio (FIC) gestisce il sito federale e permette di trovare i club affiliati su tutto il territorio nazionale. La quota sociale annuale nei club è generalmente contenuta - siamo su cifre ben diverse rispetto a molte palestre cittadine - e include l'uso delle imbarcazioni, i remi e la supervisione tecnica.
Chi pensa che le grandi città italiane siano ambienti ostili al canottaggio si sbaglia quasi sempre. Milano ha il Naviglio Grande, il Naviglio Pavese e il Lago di Como a un'ora di treno: la Canottieri Milano è uno dei club più antichi d'Italia, ospitata lungo l'Alzaia Naviglio Grande, mentre la Canottieri Olona opera sul Naviglio Pavese. Roma ha il Tevere - non esattamente una cartolina, ma perfettamente vogabile - con una tradizione remiera solida che si concentra soprattutto all'altezza dei Lungotevere, dove operano club storici come la Società Canottieri Lazio e la Canottieri Aniene, quest'ultima fondata nel 1892 e ancora viva e attiva. Torino è forse la sorpresa più grande: il Po che attraversa la città è uno dei fiumi più praticati d'Italia per il canottaggio, e la Canottieri Armida è uno dei club più antichi del Paese. Firenze ha l'Arno, con la Società Canottieri Firenze che offre corsi per adulti a pochi minuti dal centro storico — un dettaglio che, detto così, suona quasi assurdo. Bologna, che non ha un fiume navigabile degno di nota, sopperisce con il Lago di Suviana nell'Appennino tosco-emiliano, a meno di un'ora di macchina. Napoli e Palermo hanno direttamente il mare, e i club remieri locali praticano anche il coastal rowing, la disciplina in acque aperte che negli ultimi anni sta crescendo a ritmi sostenuti in tutta Europa.
Il vogatore, non è la stessa cosa, ma…
Il vogatore da palestra, l'ERG (abbreviazione di ergometro) è il simulatore meccanico utilizzato per riprodurre a secco il gesto atletico, è uno strumento utile per sviluppare la base aerobica e la familiarità con il gesto, ma non sostituisce l'acqua: la barca si bilancia, si muove, richiede equilibrio. Cambia tutto. Ma in ogni caso, se sei alla ricerca di un allenamento a basso impatto che dia comunque i suoi frutti, prendi in considerazione di usare un vogatore. I migliori offrono la possibilità di effettuare un allenamento utile a tutto il corpo. Il vogatore è un'opzione eccellente e a basso impatto per migliorare la forma cardiovascolare e la resistenza muscolare. Poiché è un'attività sportiva a basso impatto, il vogatore riduce il rischio di danni alle articolazioni che sopportano il peso, come fianchi, caviglie e ginocchia. Eccone alcuni testati dalla redazione di GQ:
