tebhyaś caitanyaṃ: il “sé” secondo il Materialismo indiano

In Alessandra Cislaghi & Krishna Del Toso, Intrecci filosofici: pensare il sé a Oriente e a Occidente. Ed. Mimesis (2012)
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Abstract

Ciò che qui chiamo Materialismo indiano non deve intendersi come scuola filosofica unica ed univocamente impostata, bensì come insieme di correnti di pensiero, propugnanti differenti punti di vista, ma tutte collocate entro l’orizzonte concettuale che nega ciò che in Occidente si usa chiamare Trascendente. Inoltre, com’è ovvio, bisogna distinguere tra un Materialismo filosofico – che prenderò in considerazione qui – ed un Materialismo, per così dire, popolare – al quale mi riferirò solo se necessario. Due sono le impostazioni materialiste che intendo trattare: l’una riguarda i sostenitori dell’esistenza di cinque elementi materiali (bhūtapañcakavādin) che chiamerò, seguendo Ramkrishna Bhattacharya, proto-Materialisti, l’altra concerne i sostenitori dell’esistenza di quattro elementi materiali (bhūtacatuṣṭayavādin), tra cui i Cārvāka.

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Krishna Del Toso
Università degli Studi di Trieste (PhD)

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