Abstract
Questo contributo, partendo dall’unico dato certo che abbiamo sull’argomento, cioè che nel 1088 il papa Urbano II chiama il dotto monaco cassinese Giovanni di Gaeta per ripristinare il cursus nelle pratiche della cancelleria pontificia, intende dimostrare come Montecassino abbia, fin dalle sue origini, custodito e utilizzato la prosa ritmica. Ripercorrendo la storia di questo monastero cruciale sia per la conservazione del patrimonio classico, sia per lo sviluppo della cultura medievale e moderna, si potrà constatare, attraverso esempi e documenti, la misura in cui tale comunità era permeata di una pratica stilistica altrove completamente dimenticata. Non è un caso che, durante il secolo XI, il periodo d’oro dell’abbaziato di Desiderio nasca proprio lì il primo insegnamento di ars dictandi, ovvero dell’arte di comporre lettere documentali, per opera di Alberico di Montecassino. Egli, insieme con il suo abate, agisce attivamente anche nel contesto della riforma della Chiesa operata da Gregorio VII, permettendo, conseguentemente, perfino una lettura ideologica nella volontà del recupero in cancelleria del cursus prosaicus o leoninus, dal nome dell’ultimo suo grande utilizzatore: papa Leone Magno. È chiaro, dunque, come il ruolo di Montecassino sia stato fondamentale nel recupero del cursus in cancelleria proprio attraverso la figura del monaco Giovanni, papa nel 1118 con il nome di Gelasio II, uno dei migliori allievi di Alberico, il quale viene chiamato a Roma a svolgere questo delicatissimo compito.