Dissertation, Pontificia Università Lateranense (
2024)
Copy
BIBTEX
Abstract
Il lavoro di dottorato condotto apre la ricerca filosofica ed etica, riguardo il pensiero e l’agire dell’aver cura, alla possibilità teoretico-pratica e valutativa di un’analitica della relazione fondamentale, originaria e vivente sussistente tra essere e speranza nella dimensione ontologica, esistenziale e trascendente della cura. Attraverso un’ermeneutica del rapporto contemporaneo tra cura, limite e speranza nel tempo della tecnica, sviluppata a partire dalle riflessioni avanzate su tali questioni da Heidegger, Jaspers e Marcel, si sono venute ad individuare, affrontare e verificare, nella prima parte analitica del lavoro, le condizioni ermeneutiche di uno sguardo rinnovato verso l’essere della cura, orientato dalla possibilità della speranza. A partire dalla possibilità di un necessario confronto con la concettualizzazione della dimensione e del tempo dell’aver cura nell’analitica heideggeriana dell’esserci, dalla ricomprensione della chiarificazione jaspersiana di situazione limite quale orizzonte ermeneutico della cura, così come dalla possibilità dell’apertura marceliana alla speranza nelle situazionalità concrete dell’aver cura, la ricerca ha potuto dunque indirizzarsi, nella seconda parte sintetica, verso la possibilità di un’ontologia esistenziale della speranza; così come verso la messa in luce della trascendenza valoriale propria della dimensione della cura. La possibilità di ricerca di un’ermeneutica ontologico-esistenziale e trascendente della speranza, a partire dalle pratiche ontiche dell’aver cura della vita e della salute, ha permesso così di avanzare, grazie al confronto interdisciplinare intrapreso con le rispettive e integrative riflessioni di Heidegger, Jaspers e Marcel sulle questioni della cura, del limite e della speranza e l’ermeneutica teoretico-pratica operata a partire da queste, una valutazione circa la possibilità di un’analitica della dimensione della cura alla luce della speranza. In tale orizzonte ermeneutico si sono manifestati, infine, i possibili apporti ontologico-esistenziali del lavoro ad una filosofia ed etica dell’aver cura che si ricerchi quanto più autentica e omnicomprensiva, alla luce di una speranza aperturale di bene comunionale che si invera quotidianamente e straordinariamente nella dimensione ontologica, esistenziale e trascendente della cura.